RISATA CATARTICA
Un amico mi scrive e mi chiede: “è legale mandare
la raccomandata andata e ritorno per pagamento dell'acqua? anche perchè
la raccomandata è a carico dell'utente”
Cosa rispondere? Formalmente è legale. Certamente lo è se si
tratta di situazione di morosità. Ma é comunque legale perchè
l’amministrazione deve avere la prova di aver chiesto il pagamento,
poiché in caso contrario, nell’inerzia del cittadino che, ricevuta
una richiesta semplice, dimentichi l’adempimento e, decorso un certo
tempo, il credito si prescrive e al responsabile potrebbe essere contestato
il danno erariale.
Ma diverso sarebbe il ragionare se la domanda si ponesse nei seguenti termini:
“E’ necessario che in prima battuta l’amministrazione comunichi
per raccomandata la bolletta dell’acqua, e con spese a carico dell’utente?”.
E allora il discorso diventa di buon senso, di “bon ton”, di comportamento
da “buon padre di famiglia”, pur nei termini della legalità
e della tutela della cosa pubblica.
Faccio una premessa, cominciando con una fantasia:
Immaginiamo che una persona venga da voi e vi chieda lavoro, vi chieda di
occuparsi delle pulizie della vostra casa, magari anche di far da mangiare
e se è il caso di badare al vostro genitore anziano. Voi, pur avendo
gestito direttamente queste cose, pensando di affidarvi ad una persona, magari,
più competente, più capace di voi a far da mangiare o a pulire
o a badare al vostro congiunto, e con il segreto intento di ritagliarvi anche
un po’ di tempo libero in più, lo assumete.
Sennonché appena mette piede in casa vostra, questo miracolo (promesso)
di efficienza comincia a imporre le sue regole, vi preclude l’accesso
in casa se sta facendo le pulizie, vi prepara per pranzo un pane e salame
perchè ha altre incombenze da svolgere (di cui non ve ne rende conto),
e così via. In poche parole si veste d’autorità, assume
altre persone per fare il proprio lavoro, e, principalmente, per far rispettare
le regole da lui imposte, finisce per rendere voi obbligati agli adempimenti
più macchinosi e perversi per amministrare voi e la vostra casa.
Ovviamente per far ciò, questo (ex) vostro dipendente, ma di fatto
vostro padrone, deve avere una mente superiore, perversa quanto si voglia,
ma diabolica senz’altro.
Ma deve concorrere anche una certa debolezza da parte vostra o un certo carattere
mite tendente a cercare la pace a tutti i costi fino a – rinunciando
qua e rinunciando là – finire schiavi e fedeli servitori del
vostro... dipendente.
Perchè se tanto tanto vi si risveglia l’intelletto e l’orgoglio,
o anche solo la memoria di quando eravate liberi di amministrarvi da voi,
anche perchè, per caso, avete incrociato lo sguardo di vostro figlio
o di vostra moglie e ci avete letto la muta riprovazione e sofferenza (l’altra
sera ho rivisto la scena di Fantozzi che giocava al biliardo con il suo “padrone”
e la reazione, finalmente, dopo lo sguardo della moglie [ho il vizio di divagare]),
se vi è rimasta la capacità di raziocinio e di non farvi turlupinare,
un calcione nel sedere a quel vostro “dipendente” glielo darete
con tutto il cuore, ripagandovi, in un secondo, di tutto ciò che avete
sofferto, magari per anni. E lo butterete fuori di casa, ma in modo che non
gli venga più la fantasia di ripresentarsi alla vostra porta, magari
con una nuova maschera o con nuovi gregari-estimatori.
Sarà un calcione liberatorio accompagnato da una risata catartica.
Mi ha tanto divertito questa immagine che ho perso di vista il motivo ispiratore.
L’invio delle bollette dell’acqua, le disposizioni coattive della
pubblica amministrazione, gli adempimenti incomprensibili che ci vengono imposti,
di cui con tutta la buona volontà non riusciamo a capirne il senso,
le angherie del “potere” amministrato nel nostro nome.
Fortunatamente c’è chi è ancora capace di fare dei distinguo.
L’altro giorno ero in compagnia di un sottufficiale dell’arma
quando ricevette una telefonata in cui lo si invitava ad intervenire per vietare
una serata programmata in una piazzetta pubblica per la quale non era stata
chiesta alcuna autorizzazione. Lo vidi incerto, infastidito, nel comunicarmelo,
e allora azzardai “non credo che alla Procura della Repubblica facciano
salti di gioia a dover gestire anche queste banalità ritorsive”.
L’ho detto da semplice cittadino che crede che il Comune è la
nostra casa, e non da avvocato, peraltro non penalista e con nessuna “contiguità”
con la Procura (escludendo quelle familiari, peraltro fuori sede). E mi sono
tranquillizzato quando mi comunicò la saggia decisione assunta.
Ovviamente sono il primo a dire che le regole ci vogliono e vanno rispettate,
ma proprio perchè vengano rispettate devono essere sagge e, prima di
tutto, comprensibili, motivate e pertinenti.
Quando, peraltro, una comunità è piccola e ci si conosce tutti,
che senso ha delegare ad enti esterni, con relativi costi a nostro carico,
ciò che si può fare con il personale che già c’è?
Ed è delegare, per esempio, all’esattoria, con aggi e spese a
nostro carico, la riscossione di tasse che possono tranquillamente esserci
richieste senza spese, riservando agli inadempienti l’invio di raccomandate
o di iscrizioni a ruolo.
Ma questo lo può fare un amministratore realmente attento alle esigenze
dei cittadini, che abbia il coraggio di guardarli in faccia e di incrociare
lo sguardo ed il giudizio loro e, ancor più, dei loro e dei propri
figli i quali ci giudicano, altro che se ci giudicano, pur amandoci più
di chiunque altro. E a loro non la si fa.
Nino Crisafulli