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Le vittime di turno |
Si tramanda un episodio avvenuto ai tempi della Creazione, che, a seguito dei riscontri scientifici, sembra sia realmente avvenuto. "Quando Dio ha finito di creare gli animali, doveva assegnare loro alcune caratteristiche specifiche, ma per mantener fede al principio del libero arbitrio, le consegnò agli interessati perchè se le dividessero. Arrivati alla caratteristica della durata della gravidanza, gli animali, nella calca che ne seguì, se le attribuirono e infine ne rimasero due: la volpe e l'asina. A quel punto la volpe prese l'iniziativa e offrì la scelta all'asina chiedendole: "preferisci dodici misitti o cinquanta iurnazzi?". L'asina, come aveva previsto la volpe, scelse i dodici misitti" Questo successe migliaia di anni fa e, comunque, tra animali. Oggi, tra gli uomini, del duemila per giunta, queste cose sarebbero impensabili. E invece conosco un posto dove ancora, sotto forme diverse, di questi episodi se ne verificano, e ogni volta penso "meno male che da noi non succedono, noi siamo persone intelligenti". Pensate cosa è successo qualche anno fa in un piccolo paese: Il sindaco di questo sperduto paese si scervellava su come sistemare un gruppo di precari per consentir loro di usufruire di tutti i vantaggi di un impiego stabile (è notorio che nessuna banca accetta la busta paga di un precario per concedergli un mutuo, ecc.). Il problema era che i precari erano dieci e l'organico del comune consentiva la stabilizzazione solo per cinque. Un abile parolaio, vicino al sindaco, gli consigliava di stabilizzarne sono tre o quattro, comunicando che si trattava di un primo scaglione di una stabilizzazione da farsi in tre anni. Poi quando l'anno dopo si fosse scoperto che non vi era posto in organico la colpa sarebbe stata attribuita alla Regione che aveva emanato norme di divieto di ampliamento della pianta organica. La cosa, però, al sindaco non garbava, per l'evidente ingiustizia, e perchè lui, un povero diavolo che credeva nel cristianesimo (quello vissuto) e nella giustizia divina (che prima o poi gli avrebbe chiesto ragione delle sue azioni), diceva che li conosceva tutti, conosceva le loro famiglie e non avrebbe sopportato di guardarli in faccia sapendo di averli turlupinati. Non garbava neppure che da alcune voci che gli riferivano, sembrava che il parolaio, contemporaneamente, riunisse le dieci vittime e le arringasse sostenendo fermamente che dovevano essere stabilizzati tutti. Studiando la normativa, all'Assessorato, venne fuori la soluzione di stabilizzarli tutti part-time; così avrebbero avuto l'indubbio vantaggio di passare di ruolo (non più soggetti al quinquennale ricatto subito dai contrattisti), il piano di stabilizzazione avrebbe consentito di creare professionalità specifiche per offrire nuovi servizi ai cittadini e per lo sviluppo del paese, negli anni subito successivi si sarebbe potuto trasformare il part-time in tempo pieno, man mano che i nuovi servizi consolidati avessero ricevuto idonee risorse economiche. Così fu fatto e, pensate, quello fu il primo comune in quella regione a stabilizzare, con quella normativa, i precari. Ovviamente adesso si trattava di creare le professionalità per la produzione di servizi che consentissero o risparmi di spese, o aumento di entrate (centri turistici, biblioteca, ecc) che, finanziati dalla regione o dalla CEE, avrebbero apportato le risorse economiche nesessarie per trasformare quel personale da part-time a tempo pieno. Senonché interviene il solito abile parolaio, il quale, non avendo pensieri per altro, dedicava tutto il suo tempo a tramare e criticare. "Stabilizzati part-time?" Lui li avrebbe stabilizzati a tempo pieno. "Lavorare per nuovi servizi?" Ma che scherziamo? da quando in qua un impiegato deve mettersi a imparare un nuovo lavoro. E così via (mi ricorda una esilarante gag di Castiglia). A questo punto, dopo un ricambio istituzionale, il parolaio, mentre per mantenere il consenso degli stabilizzati istituisce un clima di terrorre tra promesse da mantenere in un prossimo futuro e minacce di esilio, si guarda intorno in cerca di altre categorie di vittime da circuire. Possibilmente soggetti che credono nella parola, nelle promesse e nell'apparenza del potere. Prima cerca di minare la fiducia che riponevano nel suo antagonista, sminuendo e disconoscendo quanto loro è stato concesso (anche perchè è stato concesso nel rispetto delle leggi e quindi era dovuto), poi facendo intravvedere i vantaggi dall'averlo amico, lui che potrebbe elargire favori a discapito di altri. Questi sì che sono favori. E che importa se si ipotizzano irregolarità (ammesso che le promesse vengano mantenute), che importa che si creino antipatie con altri compaesani, anzi "divide et impera" era un celebre motto dell'impero inglese. In fondo, niente di nuovo sotto il sole, dai tempi della creazione. Pensate che l'asinello l'abbia capito che se oggi si trova in certe condizioni più onerose di altri viventi lo deve a quel suo antenato così poco accorto? Vi ricordate quella poesia del Carducci? "Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo |