La Scuola non si tocca

Troppe polemiche, troppa confusione. Se qualcuno si lamenta per un qualche disservizio, viene subito accusato di essere un detrattore dell'amministrazione in carica, altrettanto, se qualcuno, non contagiato dal clima delle fazioni, tace, magari contando in cuor suo i giorni che mancano alle prossime elezioni, viene tacciato di essere un servo dell'amministrazione in carica. Se qualcuno ha contribuito alla riuscita della sagra del pane, pur avendo fatto parte dello schieramento elettorale dell'amministrazione in carica, viene definito "traditore". Cogliendo la provocazione di alcuni, altri cercano a loro volta la rivincita, innescando un meccanismo perverso che non porterà a nulla, non porterà nulla, non gioverà a nessuno tranne a chi in mancanza di contenuti profitta per stornare l'attenzione dai problemi reali.

Due recenti episodi fanno riflettere (ed indignare) sulle nostre condizioni:

1) la refezione scolastica. E' notorio che la refezione scolastica, pur costituendo uno strumento educativo inserito nell'attività scolastica, rientra nella totale disonibilità e responsabilità dell'amministrazione comunale. Del Comune sono le attrezzature e le stoviglie utilizzate, del Comune è dipendente il personale, del Comune è la responsabilità dell'approvviggionamento e della predisposizione ed attuazione della tabella dietetica. Addirittura la Scuola rimborsa al Comune il costo dei pasti consumati dal personale scolastico. E' ulteriormente notorio che l'attuale amministrazione ha un rapporto conflittuale con le finanze comunali. Infatti, pur avendo attestato nei suoi atti ufficiali e pubblicati, che ci sono avanzi di amministrazione da capogiro, che ci sono attivi di cassa, cioè liquidità, cioè denaro in cassa (nella banca) di diverse centinaia di migliaia di euro (in lire diverse centinaia di milioni), incomprensibilmente non hanno effettuato alcun pagamento, liquidando con il contagocce le fatture ai fornitori e solo dopo minacce di azione legale o sospensione delle forniture. Tra queste, le fatture relative alla fornitura dei rifornimenti della refezione scolastica, normalmente liquidate a 60 o 90 giorni, rimasero insolute per oltre nove mesi. Per giunta in risposta ai solleciti del fornitore, qualche responsabile economico cominciò a parlare di mancanza di fondi, incapienza di capitoli, debiti fuori bilancio, allarmando il creditore, il quale, non solo aveva anticipato oltre limite i costi, ma vedeva mettere in dubbio persino il pagamento del debito. Alla comunicazione scritta di essere disposto a fornire ulteriore merce a credito solo dietro presentazione di regolare determina o richiesta scritta, nessuno ritenne di assumere tale responsabilità, e solo per l'interposizione della responsabile del servizio di refezione il fornitore continuò a consegnare merce, malgrado il debito aumentasse considerevolmente. Queste scaramucce giuridiche portarono ovviamente ritardi nelle forniture ed il servizio mensa ne soffrì per mancanza di alcuni prodotti o per scarsezza dei medesimi.

E' evidente a tutti che se disservizio vi è stato certo non può essere imputato al personale che ha fatto miracoli per mantenerlo, men che mai alla Scuola che della mensa è anch'essa fruitrice. Per stornare l'attenzione dalle proprie responsabilità, qualche sofista o architetto della parola ha cercato di far deviare la discussione coinvolgendo il personale o le autorità scolastiche, mischiandole in riunioni per averle al suo fianco ed indurle a sentirsi anch'esse accusate così da diventare tutori e difensori delle sue carenze.

E' qui che ci si indigna, non per i giochetti verbali, che ci lasciano persino ammirati, ma per il vile coinvolgimento, nelle proprie beghe, di una istituzione, la Scuola, che deve restarne fuori, che non deve essere strumentalizzata, perchè ci rifiutiamo e non ammettiamo che si giochi sulla pelle dei nostri figli, che si cerchi di strumentalizzare un'istituzione ed il suo personale che svolge con impegno, dedizione, onestà e capacità il suo lavoro a favore dei nostri figli, che è capace di coinvolgerli e stimolarli per vivere la nostra epoca senza subire i pregiudizi dei cosiddetti "grandi" o "adulti" o "amministratori" o "oppositori" o "maggioranza" o "minoranza" o "creditori" o "debitori".

Lasciate fuori la Scuola ed i suoi rappresentanti, fateli lavorare in pace e con serenità perchè la loro serenità è quella dei nostri figli. Ad essi deve andare il nostro sostegno, si chiamino Vera o Tonino o Francesco, ad essi va la nostra ammirazione ed il nostro grazie, per tutto ciò che fanno e faranno, anche se a qualcuno non garba che si siano fatti fotografare in una sagra o in un'attività scolastica. L'invidia dei mediocri non deve fermarci, né deve fermarvi, andate avanti e non curatevi di loro, moriranno come hanno vissuto.

Il secondo episodio [2) il Consiglio comunale.] la prossima volta, perchè il primo mi ha coinvolto troppo. Grazie

Nino Crisafulli